Sostare nella contraddizione
di Patrizia Gioia*

Il tentativo è di portare a dialogo con i presenti quella che è stata la mia esperienza di nuovi punti di vista appresi dalla lettura di InterCulture e nei successivi seminari tenuti a Bologna e a Milano.
Credo che il sentirsi senza più punti di riferimento sia uno dei più straordinari momenti, per dirla alla Freud e alla Rilke, «perturbante», proprio nella doppia significanza della parola, dove il terribile è anche l’inizio della bellezza e di un «aperto» sguardo.
E già qui possiamo intuire che solo E/E e non più O/O dovrà essere il nostro nuovo punto di vista da allenare: quel salvifico «saper sostare» nella contraddizione.
In fondo tutti noi abbiamo fatto esperienza sin da bambini che… ci piacevano il Sandro e anche il Franco, anche se i grandi poi ci avrebbero obbligato a sceglierne uno solo, e perché poi?!
Così simpaticamente e seriamente tento subito, all’inizio di serata, di  «spiazzare» gli altri allo stesso modo in cui mi sono sentita spiazzata io, quando in un seminario tenuto da Arrigo Chieregatti, co-direttore di InterCulture, ho potuto scoprirmi allegramente ignorante nel notare la differenza di immaginario culturale: invece che il nostro leone, re della foresta, in altra cultura è il camaleonte l’animale associato all’uomo forte e sicuro di sé, perché solo chi sa adattarsi all’altro senza perdere se stesso, si salva la vita!
Tanti nuovi punti di vista: i diritti «universali!?» dell’uomo; la visione sconcertante di una giustizia che chiama in causa la responsabilità della comunità; la parola che crea realtà, come la differenza tra individuo (uomo separato e trasformato in prodotto) e  persona (essere umano in una sacra e fertile inter-in-dipendenza)... Punti di vista che via via entrano in dialogo, interessano, stupiscono, incuriosiscono, facendo sorgere domande ed aizzando sterili difese, tentativi di dimostrare la nostre superiorità, chè attaccarsi al noto e al conosciuto è pur sempre caratteristica umana!
Alla fine devo dire che ne usciamo sempre tutti arricchiti (qualcuno dicendo che il mondo non cambierà mai!, qualcun altro dicendo che non è ancora pronto per questo «troppo grande passo», qualcuno invece consapevole che il compito spetta proprio a lui iniziarlo), confermando, se mai ce ne dovesse essere ancora bisogno, che se riusciamo almeno ad iniziare a non voler difendere la nostra verità, diventando così sordi dell’altro e di noi, scopriamo di ascoltare meglio e veramente, non solo la verità dell’altro e la nostra, ma «qualcosa di nuovo» che è nato «tra noi», in quel luogo fertile dove l’auspicabile dialogo dialogico e non dialettico «fa fiorire la straordinarietà della differenza».

Note
* Patrizia Gioia, milanese, creative/designer e scrittore poeta, collabora attivamente alla diffusione della rivista. Recentemente ha presentato il numero dedicato a «femminismo e interculturalità» a Savona, presso Spazio Gaia, Laboratorio di Arte e Cultura, e a Milano, presso la Libreria Libri e Caffè e presso Spazio Studio, Luogo di Incontro. Ha già in programma altre presentazioni per i numeri successivi. Attraverso le sue iniziative e i seminari organizzati regolarmente dal Centro Coscienza di Milano, InterCulture allarga la cerchia dei suoi lettori.